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L’Antiquarium della Motta, con le sue collezioni archeologiche e la Mostra del fossile, presenta la storia antica del territorio di Povoletto attraverso reperti, fossili e ricostruzioni.

L’esposizione è allestita all’interno della storica Villa Pitotti ed è aperta la domenica dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 16:00 (vedi il calendario aggiornato) o su prenotazione per altri giornate e orari.

Puoi organizzare la visita all’Antiquarium della Motta e alla Mostra del Fossile di Povoletto secondo le tue preferenze:
visita in autonomia, in cui potrai esplorare le diverse sezioni dell’Antiquarium della Motta con l’ausilio della tecnologia QR Code per scoprire i reperti più interessanti;
visita guidata, durante la quale una guida esperta ti accompagnerà nei segreti dell’Antiquarium della Motta attraverso un ideale viaggio nel tempo.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione il dott. Muscio,

il Comune di Udine – Museo Friulano di Storia Naturale e

il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano

Collezione Archeologica del castello della Motta

Gli scavi condotti presso il sito del castello della Motta hanno permesso di recuperare una grande quantità di reperti grazie ai quali è stato possibile ricostruire molti aspetti della vita economica e sociale del castello.

Perché la Motta è così importante?

  • Perché è un sito archeologico indagato a fondo dal 1997. Il castello della Motta si trova su un crinale alla confluenza del torrente Torre e del Rio Motta (presso la frazione di Savorgnano al Torre) e durante le tredici campagne di scavo è stato possibile recuperare la vita e la storia di questo castello edificato in epoca altomedievale (VIII-IX secolo) e abitato fino ai primi decenni del Quattrocento.
  • Perché il Medioevo si è fermato alla Motta. L’ultimo assedio risale al 1443 e ha provocato l’abbandono delle strutture da parte dei signori feudali. Il fatto che il sito non sia stato più abitato è un vantaggio per gli archeologi! Le costruzioni di epoca medievale non sono state modificate da quelle di epoca successiva rendendo il castello della Motta un’inesauribile fonte di dati e di materiali di epoca basso medievale.

  • Perché Romeo e Giulietta venivano da qui! Il castello della Motta, nel XIII e XIV, era di proprietà della famiglia Savorgnan che lo rese un punto nevralgico del loro vasto potere territoriale. All’importante famiglia apparteneva anche una giovane ragazza di nome Lucina. Il suo amore verso Luigi da Porto è stato probabilmente lo spunto per un racconto ripreso poi da Shakespeare!
  • Perché è ricco di evidenza storica e archeologica. I reperti, tutti precedenti il XV secolo, ci raccontano il benessere e il prestigio della nobile famiglia dei Savorgnan. I ripostigli di metallo; i pozzetti con resti della vita quotidiana; gli straordinari elementi di corredo del miles medievale, ci permettono di osservare aspetti significativi del basso Medioevo friulano.

Momento del rinvenimento del pettorale di corazzina.

L’allestimento della collezione mette in luce i reperti di maggiore interesse storico-scientifico e culturale.

La visita è infatti l’occasione per scoprire:
– attività artigianali quali la filatura e la tessitura; la lavorazione dell’osso, del vetro e della pietra. Molto importanza è la lavorazione del metallo conosciuta grazie al recupero di numerosi reperti destinati alla rifusione e in grado di raccontarci molti aspetti della vita militare dell’epoca;
– aspetti di vita quotidiana come le stoviglie utilizzate nelle cucine e nei banchetti dei signori;
– attività produttive come l’agricoltura, lo stoccaggio del cibo e l’attività venatoria.

Alcuni tra i reperti più importanti…

CEREALI PER UN PASTO MEDIEVALE

Nei pressi del castello o nelle aree comprese dalle mura c’erano campi coltivati con cereali e leguminose, alberi da frutto e piante infestanti.

I semi carbonizzati ritrovati durante gli scavi hanno permesso di riconoscere diverse varietà:

  • cereali: orzo, frumento, segale, avena, miglio, pànico;
  • leguminose: favino, veccia, lenticchia, pisello, cicerchia;
  • frutta: nocciola, noce, castagna;
  • piante infestanti: orzo selvatico, zizzania, crisantemi.

L’ARMATURA DEL CAVALIERE

La corazza era l’elemento difensivo del guerriero medievale. Era realizzata in ferro e prevedeva una serie di piastre di varia forma fissate ad uno strato di cuoio esterno.

Le 12 piastre rinvenute all’interno del castello della Motta, hanno forma rettangolare e presentano una leggera curvatura lungo il lato corto (su una di esse è presente un anello metallico).
La piastra dorsale, a protezione della schiena, era di dimensioni maggiori e a forma di trapezio mentre quella ventrale, a protezione dell’addome, era curvata sul lato lungo. 
Quello della Motta è uno dei più antichi ritrovamenti in ambito europeo risalente all’epoca basso medievale.

PROIETTILI DA ARTIGLIERIA 

Gli scavi condotti presso il castello della Motta hanno permesso il recupero di 67 palle in pietra calcarea ben conservate (oltre ad altre frammentate o ancora in forma di semilavorato) destinate ad essere utilizzate come proiettili per l’artiglieria.

Presso la Motta era presente un centro di produzione che creava proiettili da 5 a 33 centimetri di diametro a seconda della bocca di fuoco (bombarda) in uso in quel momento.

Questi proiettili in pietra erano ancora in uso tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo per essere poi sostituiti dalle palle in ferro, più efficaci ma più costose.

Mostra del fossile

Il Friuli Venezia Giulia è una regione speciale. E’ l’unico luogo in Italia in cui si possono vedere gli strati rocciosi che vanno dal Paleozoico antico (460 – 444 milioni di anni fa) al Quaternario, il periodo in cui viviamo attualmente.

Nella Mostra del Fossile esposta a Villa Pitotti è possibile riconoscere le diverse ere geologiche, immaginare i cambiamenti del nostro territorio nel tempo e osservare i numerosi esemplari di fossili:

  • i Trilobiti e le felci del Paleozoico;
  • le stelle marine del Triassico;
  • le ammoniti del Giurassico;
  • i pesci del Cretacico;
  • le tracce lasciate dagli animali marini del Cenozoico.

Alcuni tra i fossili più importanti…

ORSO DELLE CAVERNE

Circa 120.000 anni fa ebbe inizio l’ultima glaciazione che interessò il nostro territorio. Questa glaciazione detta di Würm ebbe un’estensione massima tra i 25.000 e i 17.000 anni fa arrivando a ricoprire completamente tutta la parte settentrionale della nostra regione. 
Le grotte delle Prealpi Giulie erano un luogo di rifugio per grandi mammiferi e ancora oggi capita che i loro resti vengono recuperati.
Lo scheletro di un Ursus spelaeus o Orso delle caverne sono presenti all’interno della Mostra del Fossile ne è un esempio. I resti di questo esemplare provengono da Crêt del Landri, una grotta a Borgo Salandri vicino ad Attimis, poco distante dall’Antiquarium di Povoletto.

IL MEGA STRATO PIÙ SPESSO DEL MONDO

Tra i 60 e i 45 milioni di anni fa, il Friuli orientale era una depressione del fondo marino chiamata Bacino Giulio o Sloveno. A delimitare questa depressione c’era a sud-ovest una zona di mare molto basso ed uniforme, chiamata Piattaforma Friulana, e a nord-est i primi rilievi delle Alpi Giulie che iniziavano a sollevarsi.
In questa fase sul fondo del Bacino Giulio si accumulavano strati sottili di sabbia (arenaria) e fango (marna) chiamati flysch.

Circa 55 milioni di anni fa, l’intensa attività tettonica, causò un una serie di catastrofiche frane sottomarine che si staccarono dal margine della Piattaforma Friulana e si depositarono nel Bacino Giulio, formando spessi strati chiamati megabeds o megastrati alternati al flysch.

Uno di questi megastrati affiora nella località di Vernasso (nei pressi di Cividale del Friuli) ed è il megastrato più spesso del mondo!