Il castello della Motta sorge su un crinale posto alla confluenza del torrente Torre e del Rio Motta, in località Savorgnano del Torre nel comune di Povoletto.

Il castello, tra i siti fortificati che sorsero lungo la fascia pedemontana orientale del Friuli tra il XI e XIV secolo, è stato scavato nella parte sommitale e i dati raccolti hanno permesso di ricostruire le fasi di vita del sito.

Un primo insediamento altomedievale, con la presenza di una casa-torre datata tra il VIII-XI secolo; un successivo ampliamento ed evoluzione delle strutture esistenti che hanno portato, tra il XIV e il XV secolo, al massiccio complesso dotato di mastio poligonale difeso da tre cerchie murarie.

Il castello della Motta è un complesso fortificato completamente medievale che viene abbandonato in modo traumatico agli inizi del XV secolo, l’ultimo assedio è infatti attestato al 1412, rendendolo un sito unico nel suo genere.

L’Oratorio di Santa Eurosia è una chiesetta votiva risalente alla fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo dall’aspetto semplice e raccolto con pianta rettangolare e ingresso verso est sulla strada comunale.

Sorto per volontà della famiglia Alpruni di Borgovalsugana sui terreni che si trovano lungo la Roggia Cividina a Marsure di Sopra, oggi appartiene alla famiglia Zanardi-Landi ed è un esempio delle tante chiesette erette in Friuli.

L’Oratorio è dedicato a Santa Eurosia, una santa di devozione ispanica, invocata a protezione dalle tempeste, dai fulmini e dalle grandinate è anche protettrice dei frutti della terra.

I festeggiamenti per la santa si svolgono la seconda domenica di luglio e la chiesetta, solitamente chiusa al pubblico, viene aperta anche in altre due ricorrenze: il 25 marzo e il 1 novembre, commemorazione di tutti i santi.

L’Oratorio è conosciuto anche con altri titoli:

  • SS Annunziata per la presenza sull’altare di due pregevoli statue in marmo bianco raffiguranti l’Angelo Annunziante sulla sinistra e la Vergine Annunziata alla destra
  • S. Francesco

La villa, ristrutturata nel ‘700 per volontà della famiglia Di Lenna, presenta un corpo centrale a cui si affiancano, lateralmente, due edifici più bassi.

Come le altre ville del territorio anche Villa Mangilli, a cui si accede da un ampio giardino con aiuola circolare antistante la villa, aveva una funzione residenziale e una funzione produttiva.

La funzione produttiva è ancora riconoscibile nelle diverse strutture affacciate sulla corte retrostante dotata di un accesso dedicato ed indipendente.

Attualmente i proprietari della villa sono i marchesi Mangilli che l’hanno acquistata nel 1882.

Nelle sue stanze è stato ospitato il poeta friulano Enrico Fruch quando, agli inizi della sua carriera, era insegnante presso la scuola elementare della frazione di Ravosa.

La villa, profondamente ristrutturata in seguito al sisma del 1976, sorge a est dell’odierno abitato di Savorgnano, lungo la strada che permette di raggiungere la località di Cortevecchia e da lì il paese di Attimis. L’edificio
originario, eretto tra il XV e il XVI secolo, aveva l’aspetto di un palazzo fortificato che aveva la doppia funzione di abitazione e di sede del potere amministrativo feudale della famiglia Savorgnan della Bandiera.

La famiglia Savorgnan della Bandiera aveva giurisdizione sulle acque della Roggia Cividina, il corso d’acqua artificiale che attraversa il territorio di Povoletto, lungo il cui corso sorsero nel corso dei secoli numerosi mulini di cui sono ancora visibili le ruote e le strutture.

Annessa alla villa è presente una cappella gentilizia dedicata alla Santissima Annunziata.

Risalenti alle antiche costruzioni sono le due torri che delimitano gli angoli della torre, una attualmente incorporata agli edifici rustici annessi alla villa, l’altra isolata e ben visibile rende inconfondibile il profilo della villa.

Villa Mangilli-Schubert, situata nella frazione di Marsure di Sotto, prende il nome dalla famiglia proprietaria che XVII secolo, provenendo dalla bergamasca, acquistò la villa per farne il proprio centro aziendale. L’edificio coloniale esistente venne ampliato e abbellito diventando la dimora di campagna preferita dalla famiglia svolgendo un doppio ruolo: luogo di ricevimento e centro produttivo.
La villa infatti, nella sua parte anteriore, si presenta con un grande edificio centrale affiancato da due ali accostate e una scalinata centrale di accesso con un giardino antistante corredato di peschiere decorative. Sul retro è presente una corte sui cui si affacciavano gli edifici rustici e produttivi e da cui era possibile accedere alla villa per le attività di servizio.
La villa è dotata anche di una chiesetta padronale dedicata alla Natività di Maria e che, nella sua prima fase costruttiva, si fa risalire al 1676.
E’ ancora presente all’interno della proprietà un antico “foladôr”, il luogo in cui le uve raccolte venivano pigiate per la produzione di vino.

Attualmente nelle proprietà della famiglia Zanardi-Landi, la villa appartenne alla famiglia Alpruni di Borgovalsugana, alla famiglia Lampertico e, dal 1880, ai marchesi Mangilli.

Situata nella frazione di Marsure di Sopra presenta un corpo centrale davanti al quale si apre il così detto cortile d’onore decorato con statue grottesche di incerta origine. Ai lati dell’edificio centrale si vedono due edifici più bassi e a raccogliere lo spazio antistante la villa si trovano diversi edifici rustici legati alle attività agricole che si effettuavano nella proprietà. La parte posteriore della villa, dotata di una scalinata centrale,
si affaccia sul parco e sul laghetto realizzato deviando le vicine acque della Roggia Cividina.
Nel 1698 la famiglia Alpruni fece erigere l’oratorio di Santa Eurosia, piccola chiesetta votiva legata al mondo campestre e conosciuta anche con il nome di Santissima Annunciazione e S. Francesco.

Il mondo contadino si rivolgeva santa Euroia al fine di ricevere protezione dalle calamità naturali e preservare i frutti della terra.

La Domus Magna di Belvedere, fu proprietà dei conti Partistagno, ramo Cuccagna, e attualmente è una proprietà privata.

Il progetto originario risale al 1476 e venne costruita con precise finalità di controllo. Il punto in cui si trova, infatti, dominava un crocevia commerciale di notevole importanza: l'antica via del trafficato guado sul Torre, che da Cividale, Forum Iulii , attraverso la località Rizzolo portava sulla romana via Iulia Augusta per Tricesimo, Trigesimum; e la via che univa Attimis a Udine.

La facciata dell’edificio principale presenta una elegante trifora centrale sotto alla quale è possibile vede l’antico stemma della famiglia Cucagna: un leone rampante che ha per cimiero un drago alato.
Poco distante dall’ingresso alla proprietà, è presente un edificio rustico con portale dotato di architrave anticamente utilizzato come corpo di guardia. E’ ancora visibile la cinta muraria che delimitava e preservava la villa.

Un'icona, posta all'esterno della cinta muraria, ricorda l'esistenza dell’antica chiesetta di San Bartolomeo ormai distrutta.

Situata nella frazione di Siacco, la villa era sede di una grande azienda agricole citata già agli inizi del XVII secolo.

I proprietari, nobili Caselli, ne passarono la proprietà per matrimonio ai conti Belgrado che si occuparono nel secolo successivo di ristrutturarne gli edifici.

Nel 1815 la proprietà passò alla famiglia Coren, oggi chiamata Cecioni.

Alla parte centrale e più antica della villa si aggiunsero le due imponenti ali laterali.

Tutto l’edificio è circondato da un ampio giardino decorata da peschiere alimentate dalle acque della Roggia Cividina. E’ particolare il fatto che già nel XVII secolo la villa fosse dotata di un pozzo interno.

Fanno parte della proprietà anche ambienti rustici come l’antico “foladôr” destinato alla pigiatura delle uve, edificati a formare la caratteristica corte interna delle antiche aziende agricole.

Situata nella frazione di Magredis, la chiesetta di San Pietro Apostolo venne edificata tra tra la fine del sec. XIV e l’inizio del XV, come confermato dai primi documenti che la citano nel 1405.

Edificio dall’aspetto semplice, facciata lineare con monofora campanaria sulla sommità del tetto e piccolo tettuccio sporgete a protezione del portale di accesso, custodisce al suo interno un piccolo tesoro.
L’abside centrale che si trova in fondo all’unica navata della chiesetta, è interamente affrescato.

Il giovane artista Gian Paolo Thanner (1475-1555) decorò, nel 1509, la parte mediana delle pareti dell’abside con le immagini degli Apostoli; all’interno delle lunette laterali rappresentò alcune scene della vita di San Pietro: la vocazione di san Pietro e san Andrea, e la liberaziuone di s. Pietro dal carcere. Nella lunetta centrale dipinse la Santa Trinità all’interno di una mandorla e circondata dai cherubini. I Quattro Evangelisti vennero invece riprodotti all’interno delle partizioni della volta.
Alla base dell’abside sono presenti affreschi completamente diversi. Realizzati da un anonimo artista rappresentano i dodici mesi dell’anno. A distinguere i diversi momenti della vita contadina ci sono attività fortemente emblematiche: la potatura, la mietitura, la raccolta dell’uva e la macellazione del maiale. La posizione di questi affreschi non è casuale. La parte bassa della parete era infatti solitamente destinata alle rappresentazioni pagane come a riportare lo sguardo basso del fedele alla sua dimensione terrena.
Questo particolare ciclo di affreschi rappresenta un unicum in regione. E’ infatti l’unico giunto integro fino a noi.
Altri affreschi decorano la parete frontale della navata:
l’Annunciazione, la Madonna con Bambino e Sant'Antonio Abate.

La chiesetta di San Nicolò vescovo, citata per la prima volta in un documento di donazione alla fine del XIV secolo, in epoca passata si trovava al centro della piazza dell’antico centro abitato di Primulacco, poco distante dall’argine del torrente Torre, luogo strategico in cui probabilmente in età altomedievale sorgeva una casa-torre. Alcuni scavi condotti negli ultimi anni hanno permesso di individuare le fondamenta di un abside precedente, datato intorno all’anno 1000.
L’edificio presenta un aula rettangolare con volta a crociera e all’esterno, sulla sommità della copertura, si trova la bifora campanaria che sormonta una facciata priva di aperture.
Come per altre chiesette del territorio sulle pareti si scorgono alcuni affreschi, risalenti ad epoche diverse, tra i quali si distinguono i Santi Vescovi, databili a partire dal XII-XIII secolo e il ciclo di affreschi dell’abside ad opera di Gian Paolo Thanner (1475-1555) realizzati nel 1544. I lavori di restauro hanno permesso di individuare 5 diversi strati di affresco.
Sulla parete di fondo è riprodotta la Trinità in mandorla circondata da angeli in preghiera e cherubini alati; più sotto si riconoscono 11 dei 12 apostoli; sulla parete di destra sono raffigurate scene della Vita di San Nicolò mentre a sinistra sono ancora visibili scene della Passione di Cristo; i Padri o dottori della Chiesa sono riprodotti all’interno delle partizioni della volta assieme ai simboli dei Quattro Evangelisti.
Sull’arco sono presenti le immagini di sei sante e sui pilastri laterali si riconoscono S. Rocco e S. Sebastiano.

La chiesetta di San Vitale si trova presso il cimitero della frazione di Siacco sulla sommità di un piccolo rialzo naturale.
Citata per la prima volta in un atto testamentario del 1338, ha una pianta rettangolare preceduta da un portico quadrato con tetto a capanna e il suo aspetto attuale risale a rifacimenti del XV e XVI secolo. All’esterno della cinta muraria del cimitero, realizzata con sassi a vista, si trova il campanile eretto nel XVII secolo.
All’interno è presente un affresco che raffigura i Ss. Ermacora e Fortunato cui ancor oggi è legata la devozione locale. La chiesa è tuttavia dedicata a San Vitale, la cui statua compare assieme a quella di Santo Stefano nel bell’altare maggiore marmoreo di Adeodato Periotti (attivo in Friuli tra il 1770 e il 1812). Dalla bottega dello stesso artista provengono anche i due altari della navata: la pala di quello di destra raffigura San Nicolò, Francesco Saverio e Carlo Borromeo, a sinistra sono rappresentati, invece, i SS. Rocco, Ermacora e Michele Arcangelo. Il bassorilievo del paliotto raffigura, invece, il martirio della contitolare Santa Giuliana. Della bottega del Periotti anche.

Situata nella frazione di Bellazoia, la chiesa di origini trecentesche fu ampiamente rimaneggiata nel XVII secolo con l’aggiunta dell'abside quadrata dalle vele centinate, leggermente più alta rispetto all'aula, e del portico aperto su tre lati da archi a tutto sesto.
L'aula interna, dal soffitto con travatura a vista, costituisce la parte originaria della costruzione trecentesca e si è preservato, sulla parete sinistra, un lacerto di affresco raffigurante la Madonna con Bambino della fine del XIV secolo, inizio XV secolo. Accanto vi è la figura di San Leonardo, unica testimonianza degli affreschi quattrocenteschi che adornavano l'aula. L'altare è probabilmente settecentesco e sostituisce l'originario altare ligneo eseguito dal pittore e intagliatore Bernardino Diana nel Cinquecento.
Sul colmo della facciata, semplice e lineare, è posta la monofora campanaria e tutta l’area è delimitata da un basso muretto in pietra.